HomeArchivio NewsAvvocati: il regolamento per la formazione continua non si tocca. Vittoria del Cnf

Avvocati: il regolamento per la formazione continua non si tocca. Vittoria del Cnf

Resta operativo per ogni avvocato il dovere di partecipare agli eventi per la formazione al fine di conseguire i cosiddetti crediti formativi per l’adempimento dell’obbligo di aggiornamento professionale.

In osservanza del Codice deontologico forense, infatti, è dovere dell’avvocato curare costantemente la propria preparazione, conservando ed accrescendo le conoscenze con particolare riferimento ai settori in cui svolge l’attività. Dunque, non esistono ostacoli normativi alla prescrizione da parte del Consiglio nazionale forense e del competente Ordine locale delle modalità dirette a garantire la corretta osservanza dell’obbligo di formazione permanente degli avvocati.

Parola del Tar Lazio che con la sentenza 7081/09 (qui leggibile come documento correlato) ha decretato la vittoria del Cnf e dell’Ordine degli avvocati di Trieste nel confronto serrato con alcuni legali del Triveneto che avevano contestato l’impianto dei rispettivi regolamenti per la formazione continua, chiedendone addirittura l’annullamento.

Nel respingere il ricorso degli avvocati, infatti, i giudici capitolini hanno “salvato” in tutto e per tutto i provvedimenti che continueranno a restare in vigore: contro la censura secondo la quale con i provvedimenti impugnati sarebbe stato introdotto per la conservazione dell’iscrizione all’Albo degli avvocati il requisito ulteriore (al superamento dell’esame di Stato e all’iscrizione) della partecipazione alle attività di formazione professionale continua, in contrasto con l’articolo 33 della Costituzione.

Il Tar ha risposto con chiarezza che tale norma costituzionale detta prescrizioni per il conseguimento dell’abilitazione professionale e non per la conservazione dell’iscrizione negli Albi professionali, quindi, non può ritenersi violata dalle impugnate disposizioni. Ma non è tutto. È stata anche demolita la pesante “accusa” secondo cui «le disposizioni impugnate prevedono che la partecipazione agli eventi formativi sia posta a carico degli iscritti all’Ordine e, se possibile, sia posta a carico delle risorse dell’Ordine o di sovvenzioni erogate da soggetti pubblici o privati».

In proposito il collegio ha osservato che non può configurarsi come prestazione patrimoniale imposta, ai sensi dell’articolo 23 della Costituzione, il contributo determinato con riferimento alla misura dei costi sostenuti dall’ente stabilito quale corrispettivo dell’erogazione di un servizio o dell’offerta di un bene. Poiché «ricadono nell’ambito applicativo della norma costituzionale citata le sole prestazioni pretese dall’amministrazione in mancanza di un collegamento con un’utilità offerta dall’ente», anche perché il principio costituzionale non può ritenersi violato in relazione alla modesta entità del sacrificio imposto a fronte del beneficio che indirettamente l’utente ne riceve. Ed ancora.

Esclusa la paventata disparita di trattamento nella valutazione di uno stesso evento formativo da parte di diversi Ordini professionali: è ipotetica e non sono «evidenziati concreti effetti lesivi dell’ipotizzata carenza di uniformità e della individuazione di “sottoaree”». Mentre, infine, si riconosce l’esistenza della pratica dell’autocertificazione per i crediti formativi. (b.m.)